domenica 15 maggio 2011

I barbari di Alessandro Baricco

Quando uno scrittore, un bravo scrittore di narrativa, si mette a fare il sociologo, spaziando a tratti dal filosofo al pedagogo, diventa noioso, un po' scontato; scontato perchè snob e snob perchè scontato.
Passi per quegli scrittori che in TV, invece di limitarsi a parlare del proprio libro o a parlare di altri libri, di altri scrittori e di letteratura in generale, si lanciano in interviste dotte e sagge, disquisendo dei giovani d'oggi, del consumismo dei nostri tempi, della  saggezza della "sobrietà brillante" di nuove forme di agriturismi ayurvedici bioalternativi modaioli. Passi, appunto, per qualche breve intervista... ma addirittura un libro...
Saggio sulla mutazione di una società... (aggiungo io: globale) ... bell'impegno! E bella responsabilità! Infatti non è riuscito ad aggiungere qualcosa di significativo o riflessivo!
Insomma un libro che si legge bene solo perchè scritto con uno stile scorrevole; come un romanzo. Per il resto, come saggio, questo libro resta poco convincente, simplicistico, approssimativo e pretenzioso.
Interessante la metafora del surf e i surfisti, su coloro cioè (i barbari d'oggi) che scivolano sulle cose, senza mai andare a fondo delle questioni. D'accordo, metafora interessante. Ma è un po' poco e alla fine anche un po' banale.
Deludente.

Sinossi: "Dovendo riassumere, direi questo: tutti a sentire, nell'aria, un'incomprensibile apocalisse imminente; e, ovunque, questa voce che corre: stanno arrivando i barbari. Vedi menti raffinate scrutare l'arrivo dell'invasione con gli occhi fissi nell'orizzonte della televisione. Professori capaci, dalle loro cattedre, misurano nei silenzi dei loro allievi le rovine che si è lasciato dietro il passaggio di un'orda che, in effetti, nessuno però è riuscito a vedere. E intorno a quel che si scrive o si immagina aleggia lo sguardo smarrito di esegeti che, sgomenti, raccontano una terra saccheggiata da predatori senza cultura. I barbari, eccoli qua. Ora: nel mio mondo scarseggia l'onestà intellettuale, ma non l'intelligenza. Non sono tutti ammattiti. Vedono qualcosa che c'è. Ma quel che c'è, io non riesco a guardarlo con quegli occhi lì. Qualcosa non mi torna." (Alessandro Baricco)

venerdì 6 maggio 2011

Le due torri. Il Signore degli anelli 2 di John Ronald Reuel Tolkien

Al di là di qualsiasi interpretazione, analogia, metafora, che ogni lettore e critico voglia trovare in questo libro, lascia il tempo che trova; perchè immergersi nel mondo fantastico, creato da Tolkien, è totalmente coinvolgente. Un mondo vivo che cattura ogni lettore con la raffinatezza della narrazione e lo stile seducente dell'autore.
I riferimenti, le voci sulle intenzioni avulse dalla narrazione stessa dell'autore e qualsiasi altra forma di dietrologia, leggendo, si perdono per strada, si dimenticano.

Ad esempio, la figura centrale e controversa di Smeagol/Gollum, duale, dicotomica, in questa seconda parte del Signore degli anelli, potrebbe essere interpretata facilmente come una metafora dello sdoppiamento della personalità, della compresenza nell'animo umano del bianco e del nero, del giusto e del corrotto, dei vizi e delle virtù e della conseguente eterna lotta fra il bene e il male.
E forse questo tipo di interpretazioni sono anche corrette, in un  certo modo.
Ma leggerlo è un'altra cosa: si dimentica qualsiasi ragionamento e ci si inoltra in quel mondo fantastico, si parteggia per l'uno, si teme per l'altro, si prova compassione, rabbia, timore.

...Fantastico! In tutti i sensi...

Sinossi: "In questo secondo romanzo della trilogia di Tolkien, gli amici della Compagnia dell'Anello lottano separati. Merry e Pipino sono fatti prigionieri dalle forze del Male, ma riescono a fuggire e trovano soccorso in uno strano mondo di esseri giganteschi, mezzo vegetali e mezzo umani. Aragorn, un enigmatico personaggio che si era unito alla Compagnia all'inizio dell'impresa, stringe alleanza con i guerrieri di Rohan, un popolo fiero che per secoli ha resistito all'assalto delle tenebre. Frattanto Frodo e il devoto Sam si imbattono in Gollum, un viscido essere che era stato l'antico possessore dell'Anello, e lo costringono a condurli verso Monte Fato. Ma spaventose creature li attendono al varco e il loro cammino si interrompe tragicamente."

lunedì 2 maggio 2011

Socrate al caffè di Marc Sautet

Una testimonianza interessante del primo caffè filosofico parigino.
Le descrizioni sull'ambiente e sulle persone sono interessanti e sembra di immaginarsele, quelle plumbee domeniche mattitine parigine, in un affollato locale di Place de la Bastille.
Il testo è interessante soprattutto nella prima parte; quando descrive in forma narrativa l'esperienza di questi incontri e di altre forme di dialogo filosofico.

Per il resto, un po' noioso, anche se mai pedante.

Sinossi: "Dal 1992 tutte le domeniche al Cafè des Phares di Parigi, il filosofo Marc Sautet anima un dibattito a cui può partecipare chiunque. Si tratta di un momento speciale in cui la filosofia ritrova la sua dimensione più antica per rispondere ai problemi dell'uomo con un linguaggio accessibile a tutti. Non lontano da lì, lo Studio di flosofia di Sautet è aperto a chiunque chieda consultazioni. È così che da qualche anno nella capitale francese l'antica pratica del filosofare torna ad essere lo strumento per affrontare il quotidiano, per riflettere sullo Stato, sulla giustizia, sulla violenza, sulla condizione umana. In questo libro il filosofo ci invita a seguirlo lungo un cammino che ripercorre la storia della cultura occidentale."